Presupposti per un delitto ambientale ?

carbufIl sistema giuridico in vigore nel nostro Paese è pressochè complesso, cavilloso nelle norme da applicare di volta in volta. Nonostante la complessità e la densità di normative nazionali specifiche, alle quali si aggiungono recepimenti di Direttive comunitarie, Regolamenti, Decisioni e quant'altro, possiamo affermare che il nostro impianto normativo-giuridico risulta essere uno (se non l'unico) dei piu' completi in Europa. In pratica l'Italia nel remoto passato ha visto avvicendarsi diverse dominazioni che, chi piu' e chi meno, hanno contribuito ad istituire e rafforzare tutta una serie di leggi già da allora esistenti. Ad ogni modo, proprio questa molteplicità di normative specifiche su una o piu' materie, unitamente a lunghi iter legislativi, determinano una lentezza nelle fasi di apertura, discussione, giudizio e chiusura di processi, specie quelli a carattere penale. Ci vuole parecchio tempo (ad eccezione di processi penali per reati molto gravi alla società) per giudicare un comportamento reo o presunto tale. Quando poi si arriva al giudizio di primo grado, l'inquisito ha modo di ricorrere al secondo grado, alla cassazione e a quello di quarto grado a cassazioni unite. QUesto ultimo grado di giudizio, pero', puo' essere già invocato dal Presidente della Corte di Appello (2° grado) quando quest'ultimo si accorge che sussite una discrepanza nel giudizio precedente o una situazione giuridicamente non giudicabile con sicurezza nell'immediato. Analoga facoltà possiede il Presidente della Corte di Assise. Passa parecchio tempo quindi, anni anche. Questa stessa lentezza si ripercuote anche su situazioni ben piu' leggere di quelle molto gravi, determinando alla fine anche contesti paradossali che, opportunamente sfruttati per vie legali da parte dell'assistito, possono ribaltare la situazione e l'impianto accusativo. Alla luce di quest'ultima considerazione, desideriamo proporre al lettore un caso tipico e specifico, in ambito veterinario zootecnico, dove la parte inquisita puo' o potrebbe a sua volta diventare inquisitrice nei confronti del Magistrato incaricato e dell'impianto accusativo originario. Nella fattispecie e non di rado, accade quindi che un'azienda zootecnica venga assoggettata ad un sequestro da parte degli Organi preposti a tale mansione istituzionale. E' ben noto che quando il sequestro è di tipo sanitario (come quello operato da parte della competente ASL territoriale), esso non necessita di alcuna convalida da parte della Regione. Comunque sia, per i sequestri penali viene invece subito trasmesso il tutto all'Autorità Giudiziaria competente che ne segue l'iter autorizzando o meno determinate richieste da parte dell'allevatore. Pertanto, un'azienda zootecnica "bloccata" (sequestrata) non ha certo possibilità di introdurre animali nè di movimentare bestiame in uscita verso altri allevamenti o macelli o impianti di termodistruzione carcasse. Proprio in riferimento alla termodistruzione delle carcasse va tuttavia sottolineata una cosa. A seguito di decesso del bestiame in allevamento posto sotto sequestro, le stesse carcasse non possono assolutamente essere inviate a termodistruzione se non mediante esplicita autorizzazione sottoscritta e firmata dal Magistrato competente. La tempistica intercorrente tra il momento del decesso, il successivo accertamento da parte della ASL e l'inoltro finale a termodistruzione non risulta spesso essere coerente con il principio di tutela della salute pubblica. La stessa tutela non viene solo garantita difatti a mezzo di controlli ispettivi e/o sierologici su matrici organiche. La qualità e la salubrità dell'aria che respiriamo rientra nella tutela della salute pubblica. In questo caso quindi lasciar decomporre una carcassa morta da diversi giorni, senza possibilità di smaltirla in tempi accettabili, in mancanza del nulla osta obbligatorio da parte della magistratura, implica una diffusione nell'aria di gas maleodoranti derivanti dai processi fermentativi e putrefattivi del bestiame deceduto in azienda. L'ambiente circostante l'allevamento comincia, specie nei mesi caldi, a saturarsi di odori nauseabondi che inducono gli abitanti circostanti l'azienda sequestrata a produrre esposti per inconvenienti igienico sanitari con la speranza di sollecitare la rimozione delle carcasse. Lo stesso allevatore produce richiesta di accertamento per rimozione carcasse (in genere poco dopo il decesso del capo bovino buf ecc..) indirizzata alla ASL e ai Corpi di Forza Pubblica coinvolti nel sequestro aziendale. Le sollecitazioni inoltrate da tali Organi di sorveglianza alla magistratura, volte ad ottenere l'autorizzazione sottoscritta dal Magistrato competente, generalmente, non vengono riscontrate in tempi brevi e/o accettabili. Passano giorni o anche qualche settimana prima che nell'azienda sequestrata si possa procedere allo smaltimento del bestiame deceduto in stalla. Proprio questo ritardo, quindi, alla lunga comporta un nervosismo comprensibile ed umano nell'allevatore che si vede lavorare nel proprio sito aziendale con una puzza nell'aria spesso insopportabile specie nei locali adiacenti le carcasse in decomposizione. Si vede altresi' pressato "ad horas" dai suoi vicini di abitazione. Si sente certamente "con le mani legate" nonostante debba in qualche modo giustificare perchè quegli animali morti sono ancora li' e perchè ancora i Veterinari non hanno provveduto alla costatazione del/i decesso/i. In effetti, cosi' come l'allevatore, anche il Servizio Veterinario ha "le mani legate". L'intervento sul territorio è difatti subordinato all'autorizzazione del Giudice che spesso non è comprensibilmente tempestiva. Anzi, come precedentemente detto, passa del tempo. Nulla si muove quindi, se non gli odori nauseabondi che, giorno dopo giorno, si diffondono nell'aria, creando tutti i presupposti per un vero e proprio DELITTO AMBIENTALE ai sensi del Art.452-bis in materia alla luce della recente approvazione in Senato in data 4 Marzo 2015 e che si allega qui di seguito

 

DDL 1345-S in materia di delitti ambientali

Quando poi, a seguito di lunghe attese ai riscontri posti e riproposti dagli Organi competenti in materia, giunge finalmente l'autorizzazione, le carcasse di età superiore ai 4 anni non possono essere preventivamente testate per BSE (prelievo del tronco encefalico) in quanto la porzione di midollo è abbondantemente colliquiato e ne inficerebbe l'analisi. Inoltre l'Operatore sarebbe notevolmente esposto a gas maleodoranti e pericolosi all'atto della recisione della muscolatura del collo della carcassa. Infine, quando giunge tale "benedetta" autorizzazione, la stessa si caratterizza per pochi righi olografi (scritti a mano, quasi fosse uno "sforzo" ad interessarsi della faccenda) timbrati o meno ma comunque firmati che conferiscono, in chi legge, un senso di poca professionalità e di frettolosa approssimazione.

La domanda è dunque questa:

Alla luce di ritardi autorizzativi (comprensibili o spesso non) è nelle facoltà/diritto dell'allevatore, per il tramite di uno o piu' legali ben preparati e competenti, denunciare, coinvolgendo il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM), la Procura competente sulla gestione del sequestro in quel dato allevamento, con l'accusa-ipotesi di inquinamento ambientale e, nel caso di aziende infette, diffusione di malattia infettiva ?

 

 

 

News Fnovi

Giuramento professionale

ippocrate.jpg - 2.60 Kb

PROMETTO SOLENNEMENTE

Di dedicare le mie competenze e le mie capacità alla protezione della salute dell'uomo, alla cura ed al benessere degli animali, promuovendone il rispetto in quanto esseri senzienti.
Di impegnarmi nel mio continuo miglioramento, aggiornando le mie conoscenze all'evolvere della scienza;
Di svolgere la mia attività in piena libertà e indipendenza di giudizio, secondo scienza e coscienza, con dignità e decoro, conformemente ai principi etici, e deontologici propri della Medicina Veterinaria.