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Anticoagulanti I°e II° generazione, I Rodenticidi

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Viviamo in un'epoca oramai sempre piu' tecnologica e automatizzata, gestita da procedure elaborate da parte di sistemi informatici sempre piu' sorprendenti. L'industria chimica ha possibilità di manipolare una svariata quantità di molecole diverse, naturali e/o di sintesi,tossiche e non.

Eppure, quando si parla del cosiddetto veleno per i topi, i pensieri, le ansie e le paure che balenano immediatamente nella testa di tutti noi sono rappresentate dal terrore di vedere il nostro cane sanguinare e star male fino al decesso, a causa di un'imprevista ed imprevedibile ingestione di una di quelle bustine colorate o di croccantini e polpettine appetibili frammiste a "simpatici (ma strani) pallini rossi o verdi".Tale è il timore "ancestrale" che ad oggi, anno 2013, si ripresenta ancora allorquando sentiamo parlare di rodenticidi, di warfarin, di anticoagulanti.

Non è infrequente che ancora oggi venga impiegato tale veleno per causare il decesso a cani padronali, di quartiere, vaganti, randagi. Anche la specie felina è assoggetata allo stesso rischio tossico. Il problema della disinfestazione, quindi, tende a ripercuotersi piu' su cani, gatti e bambini che non sul vero obbiettivo del piano di eradicazione: topi e ratti. Il problema principale è rappresentato dal mancato utilizzo di apposite cassette di sicurezza da collocare sui marciapiedi, il cui accesso è possibile solo per i roditori. Sappiamo tutti che i primi rodenticidi furono sostituiti da quelli piu' "evoluti", ovvero i rodenticidi di seconda generazione, nati anche per la necessità di non destare nei topi il sospetto acquisito nei confronti delle vecchie bustine di veleno e di contrastare la resistenza al decesso manifestata da alcuni tipi di roditori. I rodenticidi includono una grande varietà di sostanze velenose e rappresentano perciò lo strumento più immediato per eliminare un roditore. Sono generalmente suddivisi in rodenticidi acuti e rodenticidi cronici. Nel primo gruppo sono incluse le sostanze in grado di provocare la morte dei roditori nel giro di poche ore e con una sola ingestione (Alfacloralosio, Alfacloridrina, Arsenico, Brometalina, Colecalciferolo, Ergocalciferolo, Fosfuro di zinco, Norbormide, Scilla rossa, Scilliroside, Sodio-mono-fluoroacetato, Solfato di Tallio, Stricnina), mentre nel secondo quelle che necessitano di una o più ingestioni e comunque di un tempo molto più lungo per provocare il decesso (Brodifacoum, Flocoumafen, Difenacoum, Bromadiolone, Difethialone, Coumatetralyl, Diphacinone, Pindone, Warfarin, Coumacloro, Clorophacinone).

Riporto dunque questa breve ma efficace descrizione inerente i Rodenticidi Acuti e Cronici relativamente alle modalità di azione di tali tossici nell'organismo, unitamente ad una descrizione degli Anticoagulanti di 1° e di 2° generazione

Avvelenare un animale è un reato ai sensi dell’art. 544-bis del codice penale, cioè uccisione di animali. Inoltre l’ art. 146 T.U. Leggi Sanitarie proibisce e punisce la distribuzione di sostanze velenose e prevede la reclusione da sei mesi a tre anni e un’ammenda da € 51,65 fino a € 516,46.

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La cosa "tragica" è rappresentata dal fatto che tali sostanze tossiche non riconoscono alcun antidoto "diretto" iniettabile come invece succede per gli organo fosforati. Difatti non esiste alcuna azione diretta su strutture recettoriali nell'organismo che possano essere inibite da uno specifico antidoto. Il meccanismo di azione dei rodenticidi risiede nella loro capacità di interferire con i normali processi di sintesi dei fattori di coagulazione del sangue, cosa questa che avviene a livello del fegato. Unica soluzione in caso di ingestione accidentale con comparsa di sintomi emorragici è rapparesentata dalla somministrazione di vitamina K. Proprio per l'assenza di antidoto diretto, un ruolo fondamentale gioca la prevenzione e la legge ha inquadrato e definito procedure chiare, volte proprio a scongiurare un pericolo di questo tipo. La normativa in materia di avvelenamento è rappresentata dalla piu' recente O.M. 10/02/2012 Tale legge, tuttavia, sembra contemplare un valido presidio a tutela soprattutto di cani e bambini rappresentato da Art.5 commi 1,2,3 OM 10/02/2012 che non sembra essere applicato correttamente. Questo dunque è il parere dell'ANMVI (Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani). Difatti, nella costituzione di un rodenticida la normativa prevede l'aggiunta di una sostanza amaricante, sostanza che è in grado di trasferire al tossico un sapore amaro che lo rende sgradevole al palato in caso di accidentale assunzione da parte di animali domestici e bambini.Generalmente si una il denatonio benzoato che è considerato la sostanza più amara del mondo: inserita nelle esche topicide, può essere avvertita dal palato umano conferendo al formulato un sapore amarissimo che lo rende immangiabile. Alle stesse dosi non ha alcun effetto sui roditori, che perciò se ne cibano avidamente, raggiungendo lo scopo dei piani di disinfestazione.

Ma siamo sicuri che sia veramente immangiabile per i cani e per i bambini?

 

Il Redattore Web

Dott. Riccardo Alemanno